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Efficientamento energetico edifici: cosa sapere

Come e quanto l’isolamento termico dell’involucro riduce il fabbisogno energetico

Pubblicata il 30 DICEMBRE 2019
In Italia sono oltre 27 milioni le abitazioni esistenti (fonte ENEA), due terzi delle quali sono state costruite prima che fosse introdotta, nel 1976, la prima norma sul risparmio energetico degli edifici. Inoltre, soltanto nel 2006 è entrata in vigore l’attuale regolamentazione sul contenimento dei consumi energetici; perciò la probabilità che abitiate in una casa che richiede interventi di riqualificazione è altissima. Ma prima di passare all’azione, cosa bisogna sapere?

Dove intervenire

Innanzitutto che il principale punto debole, dal punto di vista dello spreco di energia, è l’involucro, costituito da pareti, tetto e infissi: la principale causa di dispersioni di energia d’inverno e di trasmissione del calore d’estate. Le stime indicano che interventi di isolamento termico ben progettati possono portare a risparmiare fino al 40% sulle spese di riscaldamento, sempre secondo l’ENEA.

Quindi, prima ancora di concentrarsi sugli impianti, come la sostituzione di caldaia o climatizzatore, è importante verificare come intervenire sull’involucro, per esempio con un cappotto isolante esterno o interno, sostituendo gli infissi o coibentando tetto e solaio.

 

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Gli incentivi

Inoltre, se gli interventi sono ben programmati e i lavori ben realizzati, l’investimento necessario si ripaga in breve tempo sia attraverso il minor peso della bolletta sia grazie agli incentivi fiscali nazionali, come l’Ecobonus, oppure locali (regionali o comunali). È importante quindi essere sempre aggiornati, consultando il sito creato dall’ENEA per i benefici accessibili in tutta Italia oppure i portali della vostra regione o comune di residenza.

 

Gli interventi di riqualificazione energetica non si improvvisano ma richiedono una pianificazione e realizzazione da parte di professionisti e di imprese competenti. Non bisogna dimenticare che l’accesso alle detrazioni richiede l’emissione di una fattura, da parte di chi esegue i lavori, e il pagamento con bonifico parlante bancario o postale, di cui va conservata la ricevuta.

La cessione del credito

Il Decreto Crescita del 30 aprile 2019 ha infine ampliato anche alle abitazioni residenziali il sistema della cessione del credito, già in vigore dal 2016 per gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali. È possibile cedere il credito derivante dagli incentivi fiscali ad un soggetto terzo, parte attiva nel processo di riqualificazione dell’edificio, come forma di parziale pagamento e senza attendere 10 anni per recuperarlo.

 

In questo modo il valore totale dell’incentivo viene ceduto direttamente all’impresa esecutrice e al cliente resta il solo onere di sostenere le spese associate alla quota parte non cedibile. È importante, per fruire di questa agevolazione, che l’impresa a cui affidare i lavori accetti il pagamento di parte degli interventi tramite la cessione del credito e che tutti i dettagli sulle modalità di pagamento vengano inseriti all’interno del contratto di appalto.