L’efficienza energetica delle imprese italiane, un obbligo e un’opportunità

La diagnosi energetica offre un vantaggio concreto alle imprese italiane: consente di individuare le aree di spreco e di definire una roadmap degli interventi di efficientamento

Pubblicato il 9 Aprile 2020

I vantaggi di eseguire la diagnosi energetica per le imprese italiane

Che esista un legame molto stretto tra cambiamenti climatici e utilizzo dell’energia è ormai una certezza. L’Unione Europea rappresenta sicuramente l’area economica che, meglio di altre, è riuscita a dotarsi di un meccanismo di governance in grado di promuovere un uso razionale dell’energia e, quindi, di ridurre l’impatto sul clima. Tra i Paesi europei l’Italia si è distinta per essere riuscita quasi sempre a perseguire gli obiettivi prefissati, in particolare attraverso l’efficientamento energetico delle attività produttive.

Nel nostro Paese è in vigore il decreto legislativo 102/2014, che definisce l’obbligo di diagnosi energetica per le grandi imprese (con più di 250 dipendenti e un fatturato annuo superiore ai 50 milioni) e quelle energivore (per lo più in ambito manifatturiero, con un consumo di energia elettrica superiore ai 2,4 GW/h l’anno e un rapporto di almeno il 2% tra costo effettivo dell’energia e fatturato).

La diagnosi energetica è quindi un obbligo, ma al tempo stesso un’opportunità per le imprese. Costituisce infatti il punto di partenza per le aziende che intendono fare efficientamento energetico, individuando le maggiori aree di spreco e aiutando quindi a definire una roadmap degli interventi da realizzare. Per questa ragione si raccomanda di effettuare una diagnosi energetica o audit energetico anche alle imprese che non rientrano tra quelle indicate dalla normativa. Di recente l’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha segnalato come, in ambito europeo, oltre il 50% di tutte le diagnosi energetiche sia da ascrivere proprio ad imprese italiane, in particolare quelle manifatturiere: parliamo di 16.105 diagnosi effettuate da parte di 8.871 realtà imprenditoriali, di cui 5.862 di grandi dimensioni e 2.913 energivore. L’insieme degli interventi migliorativi che ne sono seguiti ha portato ad un risparmio complessivo di 896,3 Ktep (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio). Un valore estremamente elevato se si pensa che un “tep” equivale, in termini di energia elettrica, a 5.347 kWh, pari  al consumo annuo di due famiglie italiane. Non solo. Disporre di una diagnosi energetica è spesso una condizione necessaria per accedere a fondi o bandi di finanziamento regionali o nazionali.

Ma cosa stabilisce nello specifico il decreto legislativo 102/2014? La norma fissa al 5 dicembre di ogni anno il termine ultimo per effettuare la diagnosi energetica, sia per le imprese soggette ad obbligo che per le altre. La diagnosi, che va presentata ogni quattro anni, deve essere quindi inviata all’ENEA attraverso il portale web Audit 102, seguendo le relative istruzioni.

Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha pubblicato, nel novembre del 2016, un documento in quest’ambito specifico che delinea i criteri per individuare: i soggetti obbligati, chi può eseguire le diagnosi, le modalità tecniche, i termini e le relative sanzioni. A farsi carico materialmente della realizzazione di queste diagnosi, o audit energetici, sono società di servizi energetici, ossia esperti in gestione dell’energia o auditor energetici certificati, consultabili sul sito di Accredia, ente italiano di accreditamento delle ESCo (Energy Service Company) attive in Italia.

Rispondere all’obbligo della diagnosi energetica è semplice: il percorso è chiaro e lineare, gli esperti a cui rivolgersi facili da individuare. Ma è decisivo capire che rappresenta una grande opportunità da sfruttare per migliorare il business e renderlo più sostenibile e competitivo. Anche perché, utilizzare al meglio le risorse disponibili, genera risparmi che superano di gran lunga i costi.

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