Cos'è l'Industria 4.0, l'impresa innovativa del futuro

Dai sensori all’Internet delle cose, dal cloud alla robotica. La digitalizzazione sta trasformando le imprese manifatturiere rendendole più competitive. Ecco perché il Ministero dello Sviluppo Economico ha studiato una serie di incentivi fiscali

Pubblicato il 3 Febbraio 2020

Gli incentivi e le agevolazioni per l’industria 4.0 - Enel X

Da qualche tempo ha preso piede l’abitudine di definire “imprese 4.0” le aziende innovative, soprattutto quelle che operano in ambito manifatturiero. Tutto nasce da un progetto lanciato dal governo tedesco nel 2011, per promuovere lo sviluppo di una serie di tecnologie chiamate “Industrie 4.0”, da cui la denominazione italiana Industria 4.0. Di cosa si tratta? Sono le tecnologie che, secondo gli esperti, identificano la quarta rivoluzione industriale, giunta cioè dopo le altre tre: la prima che ha introdotto le macchine a vapore; la seconda che ha reso possibile la produzione di massa grazie all’avvento dell’elettricità e alla grande disponibilità di energia; la terza segnata dall’informatica e dai computer.

La quarta rivoluzione industriale giunge invece grazie alla contemporanea maturazione di diverse tecnologie, ora affidabili e a basso costo, come quella dei sensori, sempre più miniaturizzati e facili da installare sulle macchine, dell’Internet delle cose (Internet of things, IoT), del cloud, dell’analisi dei Big data e dell’intelligenza artificiale. Unite ad automazione e robotica queste soluzioni portano alla cosiddetta digitalizzazione dell’impresa, cioè alla possibilità di raccogliere una grande quantità di dati sul funzionamento delle macchine e di un impianto produttivo da cui, grazie a software e algoritmi, è possibile gestire e programmare gli ordini, la produzione, l’approvvigionamento di materie prime, la manutenzione, le spedizioni.

L’insieme delle tecnologie Industria 4.0 contribuisce a rendere impresa più economica e competitiva, a migliorare la qualità, a ridurre gli scarti e a ottimizzare l’impiego di energia, evitando di delocalizzare la produzione in paesi a basso costo di manodopera. Richiede, infatti, l’impiego di personale specializzato, abituato a utilizzare tecnologie digitali e a svolgere sempre di più attività di controllo in luogo di quelle manuali.

Per gli indubbi vantaggi della digitalizzazione, il Ministero dello Sviluppo Economico ha lanciato, nel 2017, un Piano Industria 4.0, ridenominato poi Piano Impresa 4.0. Il Piano si basava principalmente su due incentivi fiscali, l’iper-ammortamento e il super-ammortamento. A partire dal 2020 questi strumenti sono stati sostituiti da un credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, sia materiali che immateriali (comprese le spese per servizi sostenute per l’utilizzo di questi ultimi beni).

Per i beni materiali il credito d’imposta è del 40% per investimenti complessivi entro 2,5 milioni di euro, del 20% oltre i 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro. Per i beni immateriali il credito d’imposta si riduce al 15% del costo, fino a un limite massimo di costi pari a 700mila euro. Per gli investimenti in leasing il credito d’imposta è calcolato sul costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni. Per i beni materiali per i quali era riconosciuto il super ammortamento (“Altri beni”) il credito d’imposta spetta nella misura del 6% del costo nel limite massimo di costi pari a 2 milioni di euro. 

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