I falsi miti sull’auto elettrica

È vero che consuma molta energia? Che inquina come l’auto tradizionale? E che le
batterie non si possono smaltire? Intervista con il professor Valerio Rossi Albertini, fisico nucleare e ricercatore del CNR

 I falsi miti sull’auto elettrica

L’auto elettrica non è un vezzo, non è una moda. È l’ultimo anello della catena dell’igiene energetica: produzione pulita di energia, utilizzo dell’energia pulita per la mobilità. E’ la medicina per proteggerci dall’inquinamento e dalle conseguenze dell’effetto serra.

Valerio Rossi Albertini

Fisico nucleare e ricercatore del CNR

Fisico nucleare, primo ricercatore al CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Valerio Rossi Albertini è autore di oltre 60 pubblicazioni scientifiche sulle fonti rinnovabili di nuova generazione e divulgatore scientifico in molti programmi Rai (da “Unomattina” a “Geo&Geo”). Da esperto, è un convinto sostenitore della mobilità elettrica, impegnato a smentire alcuni luoghi comuni che continuano a circolare. Falsi miti su cui è bene fare chiarezza, una volta per tutte.

Per esempio, l’auto elettrica inquina perché l’energia che consuma è prodotta bruciando combustibili fossili.

“Non è assolutamente vero. Il parco auto circolante oggi in Italia potrebbe essere completamente soddisfatto dall’1 per mille della produzione fotovoltaica attuale: se anche aumentasse di 10 volte l’utilizzo dell’auto elettrica in pochi anni saremmo comunque perfettamente in grado di sostenere lo sforzo. E stiamo parlando solo dell’energia prodotta con il sole”.

Secondo luogo comune: l’auto elettrica consuma molta energia.

“No, l’auto elettrica consuma molto meno dell’auto tradizionale perché è più efficiente: soltanto il 15 per cento dell’energia contenuta nella benzina o nel gasolio viene convertita in energia di movimento, tutto il resto è calore che deve essere dissipato dal radiatore, che infatti nell’auto elettrica non c’è. L’efficienza del motore elettrico è elevatissima, superiore all’80 per cento”.

Però - è il terzo luogo comune - se tutti improvvisamente acquistassimo un’auto elettrica non ci sarebbe energia pulita a sufficienza.

“Se tutti avessero un’auto elettrica come per incanto, dall’oggi al domani, sarebbe una situazione paradossale. Il tasso di conversione è progressivo, e - secondo le stime fatte - la rete elettrica potrebbe essere progressivamente dimensionata per soddisfare il fabbisogno crescente”.

Quarto luogo comune: ma le batterie dell’auto elettrica inquinano.

“Le batterie al litio sono senza dubbio migliori delle batterie tradizionali, quelle al piombo, presenti su tutti i veicoli tradizionali: il piombo produce un impatto molto superiore sull’ambiente. Oggi esistono consorzi che si stanno attrezzando per riutilizzare le batterie al litio (second life batteries), sia come accumulatori di energia per esempio per pannelli fotovoltaici, sia per il recupero di elementi preziosi come litio, nichel e cobalto che devono essere riutilizzati e non vanno dispersi nell’ambiente”.

Quinto luogo comune: i benefici della mobilità elettrica sono risibili.

Non è vero, la mobilità ha un impatto notevole sulle emissioni inquinanti. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) nel 2015 in Italia circa 90 mila decessi erano legati all’inquinamento ambientale. Sulla rivista scientifica The Lancet è stato certificato che l’inquinamento ha ripercussioni su organi che non si sospettava fossero investiti dalle conseguenze dell’esposizione ad agenti inquinanti. Mi riferisco, per esempio, a malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer, strettamente correlate all’inalazione di polveri sottili. E l’aumento di malattie croniche pesa anche sulle spese in sanità dei bilanci pubblici. Investire in auto elettrica e in mobilità sostenibile, quindi, è la medicina, è la cura.

Valerio Rossi Albertini

Fisico nucleare e ricercatore del CNR

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