In Enel X le auto elettriche ricaricano la rete

Il Demand Response è partito di slancio anche nel nostro Paese, grazie anche all’ultima asta pubblicata da Terna grazie alla quale Enel X si è attestata come primo aggregatore italiano. Il progetto pilota di Terna sulle Unità Virtuali Abilitate di Consumo (UVAC) coinvolge alcuni impianti industriali e le infrastrutture di ricarica presenti nei parcheggi delle sedi di Enel X.

Il progetto sperimentale prevede, infatti, la partecipazione di parte della flotta di car sharing elettrico ad uso interno dell’azienda connessa alle infrastrutture di ricarica unidirezionali (V1G). In questo modo, le infrastrutture intelligenti di Enel X sono connesse ad una piattaforma di gestione e monitoraggio che permette l’aggregazione delle risorse e la variazione automatica, a seguito di input esterni, della potenza assorbita da ciascuna auto elettrica. Ed è qui che si accende la scintilla del Demand Response, ovvero la tecnologia che permette ai consumatori commerciali e industriali di rispondere ai segnali di mercato, aumentando o riducendo il proprio consumo energetico, con l'obiettivo di reagire ai picchi di offerta o domanda elettrica, consentendo una maggiore flessibilità e stabilità di rete ed un utilizzo più efficiente delle infrastrutture e delle risorse energetiche. 

Terna, in questo caso specifico, dà l’input esterno, necessario alla piattaforma di gestione cui sono interconnesse le colonnine di ricarica Enel X, per la riduzione del carico. Più precisamente la piattaforma riduce, nell’orario richiesto, la potenza assorbita durante i processi di ricarica attivi per poi ripristinare la situazione iniziale, rispondendo alle esigenze del gestore di rete.

Ma com’è possibile che un’auto possa contribuire alla rete elettrica? La tecnologia a bordo dei veicoli elettrici si integra con quella della rete VGI (Vehicle Grid Integration), sfruttando le batterie come uno storage di energia distribuito e aggregandole, tramite la piattaforma di gestione, con le diverse risorse flessibili. Un valore aggiunto per l’ecosistema elettrico, di rilevante valore per l’efficienza e la sostenibilità di cui questa tecnologia si fa portavoce. Questo circolo virtuoso può ridurre il costo complessivo di utilizzo delle auto elettriche per i clienti finali, partecipi in prima persona non solo al programma, che gli consente di ottenere una remunerazione per il contributo apportato alla rete, ma anche ad un nuovo paradigma della mobilità a impatto zero e alla diffusione della cultura elettrica. L’ingrediente irrinunciabile per questa rivoluzione innovativa sono le infrastrutture di ricarica, vere protagoniste di questa tecnologia, di cui Enel dispone due diverse macro categorie, le infrastrutture unidirezionali (V1G) e quelle bidirezionali (V2G).

Ma cosa succede tecnicamente? Una particolare apparecchiatura, viene installata, in modo che l’aggregatore sia in grado di rilevare le misure in un tempo reale, che saranno poi aggregate con altre misure e infine inviate a Terna. Il ruolo ricoperto da Enel X in questa sperimentazione è quello di soggetto “abilitante”, in grado di aggregare risorse diffuse o comunque di facilitare la partecipazione del potenziale di domanda esistente, intermediando l’offerta di servizi Demand Response con il sistema elettrico.

È quindi davvero possibile contribuire alla stabilità della rete elettrica con la batteria della propria auto, partecipando alla salute del Pianeta mentre se ne ricava perfino un profitto?

A questa domanda c’è una sola risposta. Ed è Enel X.

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