Le comunità energetiche rinnovabili: energia pulita per l’autoconsumo

Anche in Italia vedranno la luce a breve le cosiddette “comunità energetiche rinnovabili”, associazioni di cittadini, attività commerciali o imprese per la produzione e la condivisione di energia elettrica da fonti pulite. Una possibilità che apre la strada a nuove opportunità di sviluppo per la transizione energetica del nostro Paese

Pubblicato il 21 Maggio 2020

Comunità energetiche rinnovabili con il Decreto Milleproroghe

Lo sviluppo dell’energia pulita in Italia fa un altro passo in avanti. Grazie alla conversione in legge del Decreto Milleproroghe sono state introdotte anche nel nostro Paese le comunità energetiche rinnovabili, ovvero associazioni tra cittadini attività commerciali o imprese che decidono di unire le forze per dotarsi di impianti per la produzione e la condivisione di energia da fonti rinnovabili.

D’ora in avanti associazioni di cittadini, catene di negozi o aziende con uffici nello stesso stabile potranno dotarsi di un impianto condiviso, con una potenza complessiva inferiore a 200 kW, e condividere l’energia prodotta o per il consumo immediato oppure per stoccarla in sistemi di accumulo (e per utilizzarla quando necessario). L’impianto deve essere connesso alla rete elettrica a bassa tensione, attraverso la stessa cabina di trasformazione a media/bassa tensione da cui la comunità energetica preleva anche l’energia di rete. La norma non fa riferimento specifico alla tecnologia rinnovabile da adottare, ma quella che si presta a sfruttare meglio i vantaggi del provvedimento è il fotovoltaico.

L’Italia, definisce così il concetto di comunità energetiche, contenuto nella Direttiva Europea RED II (2018/2001/UE) presenti ormai da diversi anni in alcuni Paesi del Nord Europa come Danimarca e Germania.

Ad oggi in Italia, per i singoli cittadini o per le aziende, era già possibile unirsi per finanziare l’installazione di un impianto condiviso e alimentato da fonti rinnovabili, ma non era previsto che tale impianto potesse fornire energia a più utenze. Ora la nuova legge attribuisce anche una dignità giuridica alle comunità energetiche definendo i diritti dei singoli partecipanti i quali continueranno a scegliere liberamente il proprio fornitore di energia elettrica e potranno nominare un loro delegato, appartenente anche a un’azienda esterna, per la gestione dei flussi con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), ovvero la restituzione delle componenti tariffarie non dovute per l’energia condivisa e la tariffa incentivante. La legge è un importante passo in avanti verso uno scenario energetico basato sulla generazione distribuita che porterà allo sviluppo di energia a chilometro zero e di reti intelligentismart grid.

Il GSE è l’ente individuato dalla legge per erogare le tariffe incentivanti previste per l’energia elettrica prodotta dalle comunità energetiche rinnovabili. L’incentivo, che non rientra tra quelli previsti dal decreto FER 1, non è ancora stato definito, ma dovrebbe esserlo a breve (ricordiamo che la legge fissa entro 60 giorni dall’entrata in vigore, avvenuta il primo marzo, il termine per farlo).

La norma introduce una fase sperimentale che durerà fino ai due mesi successivi al momento dell’adozione del provvedimento di recepimento della Direttiva 2018/2001 (il cui termine ultimo è il 30 giugno 2021) e che fornirà indicazioni utili in vista del completo recepimento della normativa e della regolazione in materia di comunità energetiche.

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