Diagnosi energetica degli edifici, tra obblighi e vantaggi

La diagnosi energetica di un edificio rappresenta uno strumento utile per capire quali interventi di riqualificazione energetica possono essere effettuati per portare l’intero edificio ad una condizione di maggiore efficienza, soprattutto in termini di costi e benefici. Ma realizzare quest’analisi, in alcuni casi,è anche un obbligo di legge, sia per le strutture pubbliche che per gli edifici residenziali.

Pubblicato il 26 Marzo 2020

Obblighi e vantaggi della diagnosi energetica di un immobile

L’analisi dettagliata di consumi e sprechi di un immobile attraverso la diagnosi energetica è uno strumento utile per capire quali scelte possano portare ad una maggiore efficienza energetica dell’edificio, riducendone di fatto il fabbisogno energetico (e di conseguenza i costi associati) e consentendo - qualora questi interventi vengano effettuati - di accedere ad alcuni incentivi come il conto energia termico o ecobonus.

 La diagnosi energetica, è una scelta sempre consigliata all’interno di un piano di miglioramento dell’efficienza di un immobile , ma, rappresenta anche un obbligo di legge per quelle strutture pubbliche ed edifici residenziali in cui si intenda installare o sostituire una caldaia di potenza superiore ai 100 kW (come previsto dal D.P.R. 2 Aprile 2009 n. 59). In particolare, l’articolo 4 del D.P.R. rende obbligatoria la diagnosi energetica per tutti gli edifici, pubblici e residenziali, per i quali si proceda ad una nuova installazione, alla ristrutturazione di impianti termici o alla sostituzione di generatori di calore (che prevedano installazioni di potenze nominali del focolare maggiori o uguali a 100 kW). E’ importante ricordare che la diagnosi deve riguardare sia l’edificio che l’impianto e va fatta prima dell’intervento. Deve inoltre prevedere una valutazione economica del costo degli interventi e della riduzione della spesa energetica, oltre a considerare i tempi di ritorno degli investimenti e i possibili miglioramenti di classe energetica dell'edificio..

La diagnosi energetica non va però confusa con l'Attestato di Prestazione Energetica (APE). L’APE si basa infatti su una procedura di calcolo standardizzato, che permette di stimare i i consumi di un immobile. La valutazione viene normalmente realizzata con l’ausilio di software specifici, che permettono di individuare la classe energetica di un’unità immobiliare. Classe che viene attribuita in funzione del consumo energetico annuo per metro quadrato, calcolata in base alle prestazioni dell’involucro edilizio e al rendimento degli impianti di riscaldamento, di produzione dell’acqua calda e all’eventuale presenza di impianti a fonte rinnovabile (come previsto dalla UNI TS 11300).

Nella diagnosi energetica, invece, il calcolo parte dalla raccolta dei dati relativi alle bollette di fornitura energetica e alla ricostruzione dei consumi effettivi di elettricità e combustibili. I consumi effettivi vengono poi confrontati con quelli restituiti dal modello energetico dell’edificio, creato attraverso un software di simulazione, allo scopo ultimo di ottenere indicazioni utili ad individuare le soluzioni che permettano di migliorarne le prestazioni con interventi specifici, che possono riguardare l’involucro edilizio e gli impianti asserviti dall’edificio (dal riscaldamento al trasporto interno come gli ascensori, passando per l’illuminazione e la climatizzazione) .Il vantaggio della diagnosi energetica non consiste infatti nella sola contabilizzazione dei consumi, tesa ad individuare i “punti deboli” della struttura nell’uso dell’energia, ma anche nella possibilità di confrontare soluzioni progettuali diverse in vista di una scelta ottimale e più consapevole, che permetta di ridurre i consumi e quindi le spese in bolletta. Le linee guida per una corretta diagnosi energetica sono state definite dall'ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, e definite all’interno di un un Manuale per la diagnosi energetica degli edifici pubblici, che è applicabile anche agli edifici residenziali

Le soluzioni progettuali proposte devono mettere a confronto le tipologie di impianti previste dal DM 26/06/2015, che definisce i “requisiti minimi” delle prestazioni energetiche dell’edificio. Gli impianti di riscaldamento centralizzati, per esempio, devono prevedere l’impiego di caldaie a condensazione, di pompe di calore elettriche o a gas o di sistemi di cogenerazione. Gli impianti devono essere sempre abbinati a sistemi di contabilizzazione e regolazione del calore all’interno di ogni appartamento. Queste soluzioni per il riscaldamento possono anche essere associate ad un impianto basato sull’utilizzo di fonti rinnovabili come un impianto solare termico, che permette la produzione di acqua calda sanitaria o per il riscaldamento. La prescrizione della diagnosi energetica consente così, anche il privato cittadino, di orientarsi l verso una scelta virtuosa, che determina un miglioramento reale delle prestazioni energetiche dell’edificio e quindi un’effettiva riduzione dei consumi e delle spese, oltre che un beneficio in termini ambientali. 

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