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Quali sono gli interventi antisismici?

Per la sua posizione e conformazione geografica, l’Italia è periodicamente interessata da fenomeni sismici di diversa entità. Le quattro zone di pericolosità sismica in cui è suddiviso il territorio italiano vanno dalla zona 1, in cui la probabilità che avvenga un forte terremoto è alta, alla zona 4, nella quale la probabilità è molto bassa.

Per prevenire gli eventuali danni causati da un terremoto, è consigliabile effettuare sugli edifici già esistenti degli interventi antisismici. Nel caso poi di edifici considerati strategici o con una funzione di pubblica utilità (per esempio ospedali, scuole e palazzi governativi) tali interventi sono obbligatori.

Per stabilire quali sono gli interventi antisismici più adeguati si devono prendere in considerazione diversi parametri: il tipo di costruzione (monopiano o multipiano), il tipo di struttura portante (muratura, cemento armato, legno), le fondazioni su cui poggia l’edificio, la zona sismica e il contesto nel quale l’edificio è inserito. Altrettanto fondamentale per la scelta dell’intervento è la consulenza di un tecnico competente, che conduca le opportune indagini diagnostiche e prove di laboratorio.

È importante, inoltre, distinguere tra miglioramento sismico, volto ad aumentare il livello di sicurezza antisismica, e adeguamento sismico, che prevede il raggiungimento della soglia di sicurezza richiesta dalla legge, in base alla zona di rilevanza sismica in cui si trova l’edificio.

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Vediamo dunque quali sono le principali tipologie di interventi antisismici:

  • Consolidamento delle murature: deficit strutturali e agenti atmosferici possono portare a cedimenti e rendono perciò necessario il rinforzo di solai e pareti (portanti e non) tramite l’impiego di intonaci fibrorinforzati a matrice polimerica (FRP), di fibre di carbonio o di vetro, di malte e resine termoindurenti.
  • Rinforzo di strutture in cemento armato o lignee: errori di calcolo durante la fase di dimensionamento, usura e sollecitazioni possono indebolire le travi di legno e in cemento armato, i pilastri e le colonne. Per gli interventi su queste strutture, le fibre di carbonio si dimostrano le più impiegate, perché leggere e di rapida applicazione.
  • Opere di rinforzo strutturale sui solai: l’utilizzo dei connettori permette di sovrapporre alla struttura esistente una sottile soletta, spesso di calcestruzzo con rete elettrosaldata, connessa al solaio esistente.
  • Impiego di dispositivi antisismici: i dissipatori di energia sono dispositivi che disperdono gran parte dell’energia trasmessa alla struttura durante il sisma, riducendo così le sollecitazioni negli elementi strutturali; gli isolatori sismici sono posizionati tra le fondazioni e le strutture in elevazione per disaccoppiare le frequenze del sisma dalle frequenze della struttura in elevazione ed evitare l’insorgere di fenomeni di risonanza; i giunti strutturali permettono invece l’interruzione della continuità di un’opera ed evitano quindi il danneggiamento sismico di due zone contigue.
  • Consolidamento geotecnico: il miglioramento dei terreni di fondazione è altrettanto necessario quanto il risanamento della struttura.

Perché eseguire interventi antisismici e quali sono i benefici?

Gli interventi antisismici migliorano la sicurezza degli immobili e riducono sia l’entità dei possibili danni all’edificio sia i rischi per la vita di chi li abita o vi si trova in caso di terremoto. La diminuzione della classe di rischio sismico, a seguito degli interventi antisismici, permette anche di aumentare il valore dell’immobile sul mercato.

Quali incentivi ci sono per gli interventi antisismici?

Privati e imprese che effettuano interventi per il miglioramento o l’adeguamento sismico degli edifici nelle zone ad alta pericolosità (1 e 2) e nella zona 3 possono detrarre dalle imposte sui redditi una parte della spesa sostenuta. La Legge di Bilancio 2022 ha infatti prorogato gli incentivi per gli interventi antisismici al 31 dicembre 2024 per il Sismabonus, e al 31 dicembre 2025 per il Superbonus. 

Il Sismabonus prevede agevolazioni fiscali crescenti in funzione dell’incisività dell’intervento:

  • Detrazione del 50% per tutti i lavori riguardanti misure antisismiche che tuttavia non comportano un miglioramento di classe di rischio sismico.
  • Detrazione del 70% per tutti gli interventi che comportano il passaggio a una classe di rischio sismico inferiore (per le parti comuni degli edifici condominiali la percentuale sale al 75%).
  • Detrazione dell’80% per tutti gli interventi che comportano il passaggio a due classi di rischio sismico inferiori (per i condomini la percentuale arriva all’85%).

Tutte le detrazioni vanno calcolate su un importo complessivo massimo di 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno.

Limitatamente agli edifici residenziali, e con alcuni vincoli in più, per gli interventi antisismici è possibile anche accedere al Superbonus, altrimenti detto Super Sismabonus. La detrazione fiscale è del 110% per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2023, del 70% per quelle sostenute nel 2024 e del 65% nel 2025.

Sia nel caso del Sismabonus che del Super Sismabonus, l’incentivo fiscale può essere fruito anche sotto forma di sconto in fattura o grazie allo strumento della cessione del credito d’imposta.

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